Come far fronte ad una giornata NO

 Ci sono giorni che nascono storti.

Giorni in cui il risveglio è opaco, in cui anche l’aria sembra più pesante.
Non succede nulla di grave, eppure dentro si muove qualcosa che toglie luce.
Una malinconia sottile, una fatica di vivere che si fa sentire proprio quando non l’aspetti.

Con il tempo ho smesso di lottare contro queste giornate.
Non le scaccio più, non le giudico. Le accolgo come si fa con una pioggia improvvisa: non la si può fermare, ma ci si può riparare, o anche solo rallentare il passo e camminarci dentro.

Quando arriva una giornata “no”, cerco prima di tutto di fermarmi un attimo.
Non per analizzare tutto, ma per riconoscere quello che sento.
Perché il dolore, anche lieve, anche silenzioso, ha bisogno di essere visto.

E poi, cerco una piccola luce.
Non una soluzione, non una fuga: una luce.
A volte è un suono che mi accompagna, come una musica dolce in sottofondo.
A volte è il profumo del caffè che preparo con più cura.
A volte è il viso di una persona cara a cui mando solo un pensiero, anche se non lo sa.
A volte è l’aria fresca della sera, quando finalmente esco e cammino senza fretta, lasciando che la vita mi sfiori.

Mi sono accorto che proprio nelle giornate più difficili si nascondono possibilità.
Non grandi rivoluzioni, ma piccoli gesti che mi riportano a me stesso.
Una tisana, un libro, la luce sul muro, il canto di un merlo...
La bellezza resta. Anche nei giorni bui. Soprattutto in quelli.

Forse la chiave non è evitare le giornate no, ma imparare a passarci dentro con dolcezza.
A volte, il passo più importante è solo questo: non chiudersi.
Lasciare aperta una finestra, dentro o fuori, e aspettare che torni la luce.
Perché la luce, prima o poi, torna sempre.
E quando lo fa, anche il cuore la riconosce.

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