La spiritualità per sconfiggere solitudine e depressione
La solitudine può fare molto rumore, anche nel silenzio della sera. E la depressione può infiltrarsi nei pensieri, rendendo pesanti le giornate e interminabili le notti. Ma c’è un filo sottile, eppure forte, che può accompagnarci fuori da questo labirinto: la spiritualità.
Non serve essere credenti ferventi o seguire una religione precisa: per spiritualità intendiamo qui una dimensione più profonda della vita, un tempo e uno spazio in cui ci si può sentire parte di qualcosa di più grande, meno soli. Una forza che scalda il cuore, illumina i pensieri, e può aprire la porta a nuove connessioni umane.
Uscire di casa, incontrare l’altro
Spesso la solitudine nasce anche dal ritiro: si smette di uscire, di partecipare, di essere presenti. I centri parrocchiali, le Università della Terza Età, i circoli culturali, i gruppi di volontariato o semplici incontri del quartiere non sono solo attività, ma occasioni di relazione. È lì che, piano piano, si può riallacciare un dialogo con la vita.
Un caffè dopo una conferenza, un sorriso durante una tombolata, un compito da svolgere insieme a qualcuno: sembrano piccole cose, ma sono semi di rinascita.
Avere qualcosa cui pensare
La depressione si nutre spesso del vuoto: tempo che non passa, pensieri che si rincorrono. Avere un piccolo compito da portare avanti, un incontro da preparare, una lettura da condividere o una mano da offrire a chi ha bisogno può diventare una fonte di senso.
Sentirsi utili, coinvolti, stimati: sono medicine potenti, e gratuite.
Trovare nutrimento per l’anima
Alcuni trovano pace in una chiesa, altri in un coro, altri ancora nel suono di una campana o nelle parole di un insegnante spirituale. Non è importante la forma, ma la sensazione di sentirsi vivi, accolti, collegati a qualcosa che va oltre noi stessi.
E se la fede è qualcosa che si è perso per strada, non è detto che non si possa ritrovare. Magari in modo nuovo, personale, diverso da prima.
“L’essere umano ha bisogno di due cose: radici e ali.”
Partecipare alla vita spirituale della propria comunità può offrire entrambe: radici per sentirsi a casa, ali per guardare oltre il dolore.
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