Alla scoperta della bellezza che ci circonda: camminare tra le architetture per riscoprirsi
Spesso, quando ci sentiamo soli o svuotati, ci sembra che il mondo intorno a noi abbia perso colore. Le stesse strade, gli stessi palazzi, gli stessi angoli di sempre sembrano opachi, muti. Eppure… basta poco per iniziare a guardarli con occhi diversi.
Io ho imparato, con il tempo, a scoprire piccoli tesori nascosti nelle città e nei paesi che conosco da sempre. Basta alzare lo sguardo. Una finestra antica, un balcone decorato, una chiesa che non avevo mai osservato davvero, un edificio con una storia tutta da immaginare. E in quelle forme, in quelle linee e curve, qualcosa dentro di me si muove.
Uscire di casa con lo scopo di guardare mi ha aiutato. Sì, proprio così. Guardare per davvero. Osservare le architetture, cercare i dettagli, chiedermi: chi ha disegnato questo edificio? Quando è stato costruito? Cosa c’era qui prima? Domande semplici, ma che mi riportano alla vita, alla curiosità, alla voglia di capire e di camminare ancora.
E oggi, per fortuna, ci sono anche strumenti utili e gratuiti. Ad esempio, se un edificio mi colpisce, faccio una foto e uso Google Lens per scoprire cosa sto guardando. È come avere una guida tascabile sempre con me. Non serve nulla di costoso: basta uno smartphone, un po’ di tempo e la voglia di lasciarsi sorprendere.
Questo piccolo “gioco” può diventare un’abitudine. Lo consiglio anche a chi è in vacanza, in una città nuova: prendersi un’ora, nelle ore più adatte della giornata (non troppo calde o fredde), per esplorare senza fretta. Oppure farlo nella propria città, come se la si vedesse per la prima volta.
Camminare fa bene al corpo, ma anche all’anima. E camminare con uno scopo, con la mente aperta e pronta a ricevere bellezza, ci aiuta ancora di più. È un modo semplice per tenere viva la curiosità, per sentirsi parte del mondo e non più ai suoi margini.
E così, giorno dopo giorno, la solitudine diventa un po’ meno pesante. Perché là fuori, tra le pietre e le finestre di un palazzo antico, tra le curve di un cornicione o la sorpresa di una cupola, può nascere un sorriso. O un ricordo. O un piccolo desiderio di tornare a casa e raccontare a qualcuno quello che si è visto.
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